Time Zero – Silenzio/Assenso

Il rock e l’elettronica. Due mondi che da sempre si guardano un po’ in cagnesco, ma che in segreto nutrono un profondo interesse nel conoscersi. Gruppi come Nine Inch Nails, The Faint, Marilyn Manson, Linkin Park ne sono testimonianza chiara e perfettamente riuscita: realtà che mischiano synth e chitarre distorte a regola d’arte, chi in maniera più orecchiabile, chi con fare più ostico e originale. Band che sembrano avere costituito la dieta principale per uno dei gruppi romani più interessanti sulla piazza: i Time Zero. I Time Zero sono attivi dal 2007, ma al tempo avevano un altro nome: Banditi. In questi 7 anni i prima Banditi/ poi Time Zero hanno collezionato diversi concerti in giro per l’Italia e non solo. Ora, all’alba del 2014, escono con il loro terzo disco, “Silenzio/assenso”.
“Silenzio/assenso” è appunto un disco rock, anzi no di elettronica, anzi no, di rock ed elettronica perfettamente mescolati assieme. E’ un disco con un’impronta, un’originalità autentica: una precisa e matura identità musicale. La riconoscibilità è ciò che più fa emergere nel bene il disco dei Time Zero. La voce del cantante, Nicola Pressi, è distinguibile tra un milione. E’ bellissima: calda ma allo stesso tempo graffiante e quasi industriale a tratti. Il songwriting è molto interessante: ha un nervosismo quasi costante in ogni traccia, è sempre sul punto di scattare, di esplodere in un uragano di rabbia. Molto interessante anche la scelta dei testi. Sono profondi, poetici e a tratti confusi: creano un’atmosfera di oblio molto affascinante, che tiene legato l’ascoltatore a tutte le parole. Gli ascolti dei Time Zero sono chiari: l’influenza di gruppi come i Nine Inch Nails viene fuori decisa. Ma non per questo l’originalità della band viene meno. Anzi, è presente in ogni singola nota. E’ vincente, tra l’altro, la scelta dell’italiano. In Italia infatti manca una realtà del genere: acida e apolide dell’estro anglosassone ma con la malinconia infinita, propria della nostra lingua.
Tutto il talento dei Time Zero emerge in uno dei pezzi più riusciti dell’album, “Cane”. La ritmica di batteria sembra in preda a una deliziosa crisi di panico, mentre le chitarre non lesinano sui distorsori (alla Rammstein, per intenderci). Il testo è deciso e non lascia spazio a frasi da 14 febbraio. L’atmosfera che ne deriva è dark, quasi pop a tratti ma sempre con un alone di oscurità e angoscia, riuscendo a creare un’interessante punto medio tra il metal e i Depeche Mode. Molto affascinante e indicativo è il pezzo che apre l’album, “Anticiclone”. Nella strofa l’elettronica domina con beat quasi drum n’bass, che ricordano Roni Size e le antiche fatiche dei Subsonica, e che creano il perfetto red carpet per l’esplosione rock del ritornello.
Insomma, il nuovo disco dei Time Zero non dà spazio a dubbi. Funziona di brutto, scorre via con energia e idee sempre fresche, ha tensione e adrenalina molto efficaci. Ma soprattutto, è un disco vero. Si sente che la band ci crede nella propria produzione, si sentono tutti i secondi di fatica e brainstorming in sala prove, si percepisce il sudore di chi ha fatto un lavoro autentico. Autentico, e riuscito benissimo. Lunga vita ai Time Zero allora, e ce ne fossero di più di gruppi così nel nostro Bel Paese!

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