Lotus Syndrome – Iride

Quella dei Lotus Syndrome è una formazione con cui ho una certa dimestichezza conoscendo io buona parte dei suoi componenti nonché i precedenti progetti di cui hanno fatto parte congiuntamente o singolarmente. Un raffronto con i loro primi pezzi ed esibizioni si è avviato istantaneamente in me ascoltando il loro EP Iride.
Presi singolarmente la loro tecnica è progredita col tempo come è lecito aspettarsi da musicisti giovani ed in attività, ancora più confortante è stato sentire l’ evoluzione nella composizione dei brani. Anche suonate live le loro canzoni sono ben corpose, dotate di momenti di calma nervosa che anticipano gli inevitabili, isterici crescendo. Anche la prova della registrazione è abbastanza stupefacente considerati i mezzi a disposizione. Superata in pieno. Il suono degli strumenti è estremamente curato e pulito, solo in alcuni passaggi eccessivamente levigato, mentre la distorsione mantiene sempre un buon impatto. Il mio amico David ha mantenuto in vita, fra i tanti vizi, anche quello del canto e non è mai stato più in forma.
In quanto ai loro pezzi presi singolarmente è evidente come l’ ascendente dell’ indie-rock italiano sia ancora molto forte in loro, così come lo era nei loro progetti antesignani dei Lotus. Forti tracce dei maestri Afterhours nella title-track ed in Valvola Mitralica, il pezzo dal testo più ricercato, caratteristica che io associo positivamente al rock del bel paese, Medusa suona particolarmente aggressivo.
Questa autoproduzione è molto convincente, i ragazzi Lotus (Gianmarco La Bella, Daniele Cesari, Lorenzo Fringuello, Giacomo Dominici e David Santafè) hanno messo in piedi un progetto dalla chiara identità con ancora molte strade da esplorare. Strade che consiglierei di imboccare al più presto viste le capacità e l’ entusiasmo messi in campo, altrimenti la collocazione in un genere fecondo e popoloso quale è quello dell’ indie-rock rischia di lasciarli intrappolati a lungo nella palude di band che faticano a farsi riconoscere da un, possibilmente, grande pubblico. Continuare quindi sulla strada della ricerca nel suono, magari ampliando anche gli ascolti per unire l’ utile al dilettevole.

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