Soul Basement – What We Leave Behind

Riapro i battenti, tanto lavoro fatto da amici, gente che la musica la sente,  e non solo con gli orecchi.

Apro la casella di posta del magazine, più di mille mail, molti spam, molte richieste di agenzie.

Agli occhi mi salta la richiesta di un artista, Soul Basement.

Io non credo quasi mai al caso. Comunque era da tempo che avevo voglia di ascoltare del Jazz.

Premesso che non sono esperto di Jazz, ma ne sono molto affascinato. Come ogni persona che non conosce in maniera profonda il genere, ne osservo solo l’emozione e non la tecnica.

Anche perché alla fine, cosa conta nella musica? Quello che arriva.

Non conosco la storia di Soul Basement, ho fatto qualche ricerca veloce su internet, ma ancora non riesco a capire quanto l’artista sia realmente emergente o affermato. I don’t care!

Scarico le tracce sul mio computer e inizio l’ascolto.

Il lavoro di Soul Basement (musicista/producer), si chiama “What We Leave Behind”, che vede la partecipazione di Jay Nemor, per la storica label statunitense ITI Records.

Devo dire che trovo abbastanza reale il suggerimento fatto dallo stesso artista. Il disco rimane legato al vecchio jazz, ma si può percepire un fantastico contagio verso il soul moderno e la black music.

Il disco è composto da otto tracce, che ho ascoltato più volte, in vari momenti della giornata.

Il jazz va assaggiato, va capito e non può essere sottovalutato. Meglio piccole dosi in alcuni momenti, in altri a quantità da overdose.

La track list:

 

  1. I’m doing fine
  2. Nois pollution
  3. With you
  4. Love will find you
  5. The joy inside
  6. Angel of mine
  7. It’s time
  8. Future reminescence

 

Le otto tracce sono molto variegate, nonostante il legame con il vecchio jazz è abbastanza costante in tutte le tracce. Un bene inestimabile.

Trovo molto calda e passionale “with you”, la voce calda aiuta ed è certamente appropriata al genere.

In “the joy inside” trovo delle piacevoli variazioni nella struttura. Trovo bellissima progressione del basso in “Angel of mine”.  Allo stesso tempo il basso torna in maniera profonda sul pezzo “It’s time” accompagnato da una percussione di tribale memoria. In “Future reminescence”, ritrovo un po’ di contaminazioni di Gregory Porter.

Il mio pezzo preferito non a caso è “Nois Pollution”, che è stato scelto come il primo singolo del disco. Questo pezzo è carica pura. Non puoi fare a meno di ondeggiare mentre lo ascolti. Il classico pezzo da cuffione, volume a palla, cammini per la città e sfidi la gente a colpi di sguardi. Stop Noise!

Solo Jazz, solo Soul Basement per questa mattina.

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