Elettronica e Rock tra Pasolini e Daft Punk: Intervista a Le Strade

Scrivere de Le Strade per me non è un semplice lavoro: è un privilegio. Le Strade sono una delle band più interessanti e valide del panorama rock (e non solo rock) indipendente italiano. Perché? Perché hanno le idee e la verità. Sono un gruppo che ha un progetto preciso, una voglia incredibile e un estro nella composizione e negli arrangiamenti purissimo e molto alto. Viaggiano dall’elettronica alle chitarre pesanti, dalla rabbia viscerale e ancestrale ai sentimenti più profondi e complessi. Dai lavori che ho sentito finora (e che ho avuto il piacere di recensire qui su Bandwall), quello che emerge è che Le Strade siano un gruppo che manifesta la musica “pop” per come dovrebbe sempre manifestarsi nel tempo presente: una commistione affascinante e orecchiabile tra trame primitive e scenari futuribili.
A breve uscirà il loro nuovo ep, anticipato da un singolo, “Campo 38”, in uscita a metà novembre. Ho intervistato Alessandro, cantante e autore dei pezzi.

Ciao Alessandro, non ti nascondo che la mia curiosità di ascoltare il vostro nuovo lavoro si fa sentire forte. Quindi, la prima domanda che ti faccio riguarda proprio la prossima uscita: cosa proporrete al pubblico nel vostro nuovo ep? Il tiro è quello dei vostri primi lavori o c’è un tangibile cambiamento?
Il sound sarà molto più acido, abbiamo scelto di usare più elettronica; stiamo mischiando l’elettronica francese a quella berlinese insieme a chitarre americane con testi in italiano.
Il tiro sarà il quintuplo, sarà una bomba. Il cambiamento è ovviamente presente come in ogni lavoro successivo, ci sarà in ogni strumento. Siamo passati da una mentalità da band rock a musica elettronica con del rock n’roll dentro. Campo 38 rappresenta il punto di passaggio dallo scorso ep al nuovo, per questo l’abbiamo scelto come singolo. Tra tutte è la canzone più classica, dove c’è un riff di chitarra che fa da padrone insieme a un ritornello che ti si stampa in testa. Nel nuovo lavoro parleremo di droga, della gioia che manca ma va ricercata, del successo ricercato che non esiste ma va comunque ottenuto, di come Orwell avesse azzeccato 2-3 particolari nelle sue scritture.

A quali artisti – più o meno famosi – vi siete ispirati per il nuovo ep?
Per questo ep siamo andati verso direzioni che nessuno ha mai preso. Si può dire che nel primo ep erano presenti i Kasabian, i Chemical Brothers, gli Stone Roses e i Primal Scream, a questo secondo lavoro abbiamo aggiunto Daft Punk e Bloody Beetroots, per fare i nomi più grossi.

Dal comunicato stampa leggo che il vostro singolo in uscita a novembre si intitola “Campo 38”: a cosa si riferisce questo titolo?
E’ un campo di transito, è una situazione in cui tutti passiamo e di cui non ci accorgiamo solo fino a quando arriva qualcosa ad aprirci gli occhi. È una situazione temporanea che può diventare permanente. Parla di rivincite contro chi non ci ha mai voluto ascoltare. Il numero 38 è un numero piramidale con una base ed un dato numero di lati, noi siamo i lati e guardiamo la punta. La cosa paradossale è che vogliamo raggiungere la punta per poi accorgerci quando siamo in cima, quindi al numero 38, di essere stati sempre imprigionati dall’ossessione del voler arrivare al Campo 38 e non di volerlo solamente conoscere. Ho pensato di fare un accostamento tra la nostra condizione e questo ragionamento. Nel videoclip abbiamo inserito qualche messaggio subliminale in tal senso, ci divertiamo anche noi in queste cose a fare un po’ i Led Zeppelin e un po’ i Beatles, nascondiamo messaggi. Un’altra cosa molto importante del videoclip è stato l’uso che abbiamo fatto delle citazioni; per descrivere la condizione di prigionia abbiamo citato Pasolini, che proprio quest’anno commemora il 40° anniversario della sua morte, Primo Levi personaggio che non ha bisogno di presentazioni e abbiamo scelto di citare Yiannis Ritsos, oggi considerato uno dei poeti greci più importanti del ventesimo secolo; personaggio che ha sofferto la prigionia in seguito alle sue posizioni politiche.

A seguito dell’uscita dell’ep ci sarà un tour? Avete già qualche data fissata? E se sì, dove andrete a suonare?
In questo momento stiamo preparando tutto, sia il disco che il concerto live. Contiamo di realizzare un tour promozionale sicuramente dal 2015.

Ma veniamo a domande meno strettamente attuali e più sulla vostra storia. “In fuga verso il confine” è un album uscito nel 2013. All’inizio del 2014 è uscito il vostro singolo “Come un laser”. Tra poco uscirà il vostro ep e a breve anche il vostro disco completo. Non si può certo dire che Le Strade sia un gruppo che si gira i pollici dalla mattina alla sera, anzi! In un processo creativo ed esecutivo così intenso, quale parte vi richiede più tempo (scrittura dei pezzi, arrangiamenti, testi, registrazione…)? Quale invece, vi risulta particolarmente veloce e naturale?
Eh si, se c’è qualcuno che non si gira i pollici siamo noi. Dai, alla fine facciamo tutti il nostro, ogni componente ha il suo ruolo: chi scrive le canzoni, chi si occupa delle grafiche, chi delle faccende burocratiche. Stiamo piano piano ampliando la nostra squadra: abbiamo scelto Freim di Alex Scorza per tutte le questioni riguardanti i videoclip, Giacomo Viapiana per l’aspetto grafico e per l’ufficio stampa Sfera Cubica. Oltre a lavorare sempre insieme al grande Marco Bertoni (Confusional Quartet) nel ruolo di produttore artistico, anche se in verità non so se sia il produttore artistico, quello lo faccio io, non so che nome dare al suo ruolo, ma Marco c’è ed è fondamentale. La scrittura dei pezzi a volte può essere un processo veloce e a volte interminabile, non nel senso negativo della parola. Io adoro scrivere canzoni e produrle e penso mi riesca anche abbastanza naturale… Tra tutti il processo meno veloce è sicuramente l’arrangiamento, non per questo non ha naturalezza, anzi; dedico moltissimo tempo anche alla scrittura del testo sempre considerando che dipende da canzone a canzone e da momento a momento.

Le Strade sono un gruppo con l’acceleratore spinto al massimo: in poco tempo vi siete fatti conoscere in tutta Italia e avete suonato parecchio in giro. In questo tempo quanto siete maturati come musicisti (e se volete, anche come persone) e in che cosa soprattutto?
Siamo maturati quello che dovevamo maturare, non so se tanto o poco, sicuramente siamo maturati come persone ma anche come musicisti. Con l’andare avanti in quest’anno e mezzo tra concerti, un disco di cui hanno parlato in moltissimi, tra tanti complimenti dagli addetti ai lavori e dalle persone che lo hanno ascoltato, sicuramente ci si è fatti altri pensieri scrivendo le canzoni, si è capito cosa è illusorio e cosa invece è importante rimanga in noi, anche i difetti; i difetti non sempre vanno eliminati, possono andare bene in alcune situazioni e possono essere pessime presenze in altre. Penso che andare avanti in un percorso significhi proprio farsi domande su cosa non vada e su cosa vada bene e credo continuerà così. Poi rifammi la stessa domanda all’uscita del disco.

Sarà fatto! Vi faccio un’ultima domanda. Come sapete, Bandwall.it è un sito per band emergenti. Voi in questi mesi avete accumulato un’ottima esperienza musicale. Che consiglio sentiresti di dare a dei musicisti alle prime armi che magari stanno leggendo questa intervista?
Non voglio dare consigli a nessuno. Dopo tutto siamo ancora all’inizio.

Be first to comment